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Helicampro: “I nostri droni? Elicotteri in miniatura” -FOTO

Stefano Cabruosso, titolare dell'azienda, racconta a Drone Magazine la sua storia. Dai primi lavori all'esperienza in Sudafrica

27 gennaio 2015

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helicampro elicottero

di Francesco Marino

Una passione per le riprese aeree, trasformata poi in lavoro. La storia di Stefano Cabruosso, titolare di Helicampro insieme a Vittorio Mariani e Rosario Assenza, è di quelle comuni nel mondo dei droni.

HELICAMPRO, DALL’AEROMODELLISMO AI DRONI PROFESSIONALI

Tutto è cominciato con l’aeromodellismo, una palestra in cui gran parte dei protagonisti del settore in Italia si sono formati. “Il progetto è nato tra il 2006 e il 2007 – racconta Cabruosso a Drone Magazine -. Pur essendo un ingegnere informatico, mi sono sempre occupato di riprese video e a un certo punto ho deciso di utilizzare un elicottero radiocomandato, per girare dall’alto. Poi, ho incontrato Vittorio Mariani e abbiamo iniziato a collaborare, piazzando sul modellino un autopilota Micropilot. Quella soluzione, però, non ci soddisfava. Abbiamo quindi deciso di costruire un elicottero radiocomandato intorno a quell’autopilota e tra il 2008 e il 2009 abbiamo iniziato a mettere su Internet i primi video”.

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La storia di Helicampro inizia esattamente in quel momento. Con una differenza, rispetto alla quasi totalità delle aziende nel nostro Paese: l’azienda, ancora oggi, produce esclusivamente elicotteri, non multirotori. Ma torniamo all’inizio.

“Con la diffusione dei nostri video sul web, abbiamo ricevuto una chiamata dall’Ucraina, con una richiesto di costruire un elicottero. Dopo 6 mesi, lo stesso cliente ce ne ha commissionato un altro, più grosso, che potesse trasportare fino a 10 kg di peso. Lo abbiamo costruito, senza sapere tuttavia il modo in cui il committente volesse utilizzarlo. Quando ci ha rivelato che lo usava per spruzzare agrofarmaci e fertilizzanti ci si è aperto un mondo”.

DRONI? NO, ELICOTTERI IN MINIATURA

Quell’esperienza segna l’entrata di Helicampro nel mondo degli aeromobili a pilotaggio remoto. Ecco, aeromobili. Perché a differenza dei trend, l’azienda sceglie di continuare a costruire elicotteri con motore a scoppio, progettati esattamente come i loro ‘fratelli maggiori’.

“In 100 anni di storia aeronautica, questi mezzi sono stati costruiti sempre nello stesso modo, con un rotore solo – conferma Cabruosso -. Il successo dei multirotori si spiega soprattutto nella maggiore facilità d’uso, ma ciò non toglie che gli elicotteri sono molto più performanti”.

L’ESPERIENZA IN SUDAFRICA

La strada sembra essere quella giusta. Nel 2014, infatti, Helicampro viene contattata dal CSIR (Council for Scientific and Industrial Research) sudafricano per un lavoro assolutamente interessante.

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“Loro avevano sviluppato una telecamera multispettrale per analizzare i difetti degli isolatori delle linee dell’alta tensione. Avevano bisogno di un velivolo che la trasportasse, ma non potevano usare multirotori per problemi di durata della batteria. Per questo, abbiamo proposto un elicottero con un rotore principale di circa 2 metri e mezzo, motorizzato a scoppio con un 110 cc sovralimetato a 4 tempi, progettato e prodotto dall’italiana Merlino Supertec specificamente per l’uso su Apr. In questo modo l’autonomia raggiunge l’ora di volo con un litro e mezzo di comune benzina verde e con un carico a bordo di 5 kg”.

I MODELLI DI HELICAMPRO

Il lavoro va a buon fine. Un’ulteriore conferma che l’esistenza di una realtà simile non è impossibile nel mondo dei multirotori. Anzi, va a rappresentare un’addizione importante all’interno di un mondo, quello dei droni, che in Italia non è ancora definito con precisione.

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Helicampro, insomma, continua sulla sua strada. Gli elicotteri radiocomandati vengono costruiti sulla base delle esigenze del cliente, ma ci sono delle basi da cui partire. “Ci sono due modelli che proponiamo, generalmente – conclude Cabruosso -. Uno è l’HCPZ, che pesa 10 kg ed è equipaggiato con un motore Zenoa da 30 centilitri cubi. Può trasportare un peso di 5 kg con un litro di carburante e restare in volo un’ora. L’altro, che chiamiamo HCPM, monta un motore Merlino Super Tech bicilindrico a 4 tempi da 110 centilitri cubi. Con due litri di carburante, ha un’autonomia di un’ora, con 12 kg di payload”.

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27 gennaio 2015

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